La rivalità tra Coppi e Bartali

Sono stati poche le personalità italiane che hanno portato nell’ultimo secolo lustro alla nostra nazione. Il 900, anzi, è passato alla storia come il secolo nel quale sono state perpetrate numerose ingiustizie da parte degli italiani e contro di essi. Non molti uomini hanno fatto ricordare il loro nome con soddisfazione sui libri di storia. Alcuni di questi però ci sono riusciti, sopratutto nel mondo dello sport.

Il secondo dopoguerra ha visto battersi due personalità in uno delle attività sportive ancora oggi più amate d’Italia: il ciclismo. I protagonisti sono Fausto Coppi e Gino Bartali. Questi due atleti hanno visto sovrapporsi alle loro figure due interpretazioni differenti della vita. Da una parte vi era il movimento di ispirazione laica con Coppi, mentre dall’altra quella di ispirazione cattolica con Bartali. Per questo motivo diventarono i simboli dei due principali partiti politici: il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana. Naturalmente tale interpretazione non corrispondeva a verità, ma era semplicemente una strumentazione utilizzata per amplificare la mitizzazione di queste personalità da parte dei media. Proprio questa accesa rivalità caratterizzò tutte le telecronache di Radio Rai che subirono un’impennata di ascolti rilevante.

Nonostante questo particolarmente Bartali fu costretto ad imbattersi in alcune decisioni prese dal Regime Fascista durante quel periodo. Il campione non accettò mai di piegarsi al Fascismo, al contrario di Coppi che militò anche nella campagna del Nord Africa.

La loro rivalità ha un lunga storia. Tutto iniziò nel 1940. Gino Bartali era già considerato un campione, mentre Fausto Coppi era un giovane promettente. Durante la Cicli Legnano, Bartali cadde e, mentre tutti quelli della sua squadra si fermarono per aiutarlo, Coppi proseguì sfrecciando verso la meta. Coppi vinse la tappa. Da quel momento la rivalità tra i due si accese di competizione in competizione.

Coppi sancì la competizione del suo primato vincendo la maglia rosa nella tappa Firenze-Modena.

La loro rivalità però è passata alla storia in quanto è stata una rivalità onesta, basata sulla sana competizione e anche sull’amicizia. Una dimostrazione di questo atteggiamento si può ritrovare nell’episodio in cui Fausto Coppi, preso dai crampi per la fatica, aveva deciso di abbandonare la gara sulle Alpi. Fu Gino Bartali a spronarlo a continuare. Lo aiutò a sconfiggere i dolori cospargendolo di neve e con dure parole lo spronò a continuare a pedalare.

Non a caso è passata alla storia proprio la foto scattata da Omega Fotocronache Carlo Martini nel Tour de France, tra Losanna e Alpe d’ Huez, del 1952 quando Coppi e Bartali si passano di mano in mano una bottiglia. Questa divenne in breve tempo l’immagine della sportività cavalleresca e di quello che poi verrà definito come ‘fair play’. Ancora oggi, però, non si sa chi abbia passato la borraccia all’altro.

Probabilmente alla base di questa profonda intesa, che però non sminuiva la rivalità, di Gino Bartali e Fausto Coppi vi era una comune tragica esperienza. Sia Bartali che Coppi avevano perso infatti un fratello nel ciclismo. La bici, dunque, scorreva loro nel sangue, ma scorreva anche nelle loro vene l’aiuto reciproco, quello che entrambi avrebbero voluto dare ai loro fratelli nel momento del bisogno. Gino e Fausto, senza saperlo, erano legati da un filo indissolubile già prima di conoscersi.