Cos’è la sindrome temporo-mandibolare e come si cura

La sindrome temporo-mandibolare è una disfunzione che coinvolge l’articolazione di collegamento della mandibola inferiore con la mandibola superiore. Viene anche chiamata ATM e causa non pochi disturbi a chi ne soffre.

L’articolazione temporo-mandibolare è una delle più complesse del corpo umano e permette il movimento in tutte le direzioni per parlare, mangiare ed effettuare tutte le attività che richiedono l’uso della bocca.

Qualsiasi malfunzionamento di uno degli elementi che compongono questa articolazione: legamenti, dischi, muscoli e ossa, viene compreso nella sindrome temporo-mandibolare.

Non esiste una sintomatologia unica e univoca per diagnosticare questa sindrome ma ci sono diverse fenomenologie che la indicano, come uno schiocco quando si apre o chiude la bocca, un intenso dolore nel movimento e un cambiamento della simmetria della stretta dentale, con le arcate dei denti che non si toccano più in modo corretto.

Ovviamente, non tutte queste problematiche potrebbero essere ricondotte alla sindrome ATM ed è quindi necessario effettuare analisi specifiche per capire la causa e la natura di simili disturbi; la prima cosa da fare è rivolgersi a un dentista che richiederà un esame radiologico. Dopo aver appurato la natura del problema, il dentista potrebbe anche chiedere un consulto con un chirurgo maxillofacciale. Per questo motivo un’ottima scelta per il paziente è quella dei network di ambulatori e poliambulatori, come quelli del GVM di Ettore Sansavini.

I sintomi che dovrebbero far suonare un importante campanello d’allarme sono:

  • forte mal di testa simile all’emicrania e dolori diffusi tra occhi e orecchie a causa della compressione nervosa
  • apertura a scatto della mandibola e chiusura difficoltosa, come se ci fosse un blocco: questa fattispecie può anche portare al blocco completo dell’articolazione, che dev’essere sbloccata attraverso una precisa manovra effettuata da un medico maxillofacciale, dopo la somministrazione di un medicinale miorilassante.
  • forti dolori concentrati ai lati della testa, nella zona delle orecchie, proprio dove insiste l’articolazione
  • posizionamento dell’articolare fuori asse, con conseguente allineamento scorretto dei denti e fastidiosi problemi di masticazione
  • sensazione di stanchezza a livello mandibolare e conseguenze debolezza dei muscoli

E’ importante dire che questa sindrome può essere curata, soprattutto se presa in tempo, ossia prima che i muscoli articolari si modifichino sulla base del malfunzionamento dell’articolazione.

La terapia d’urto consiste nell’assunzione di medicinali per ridurre il dolore che molto spesso accompagna questa problematica: spesso è sufficiente un’aspirina, a volte è necessario un analgesico più forte. Molto spesso si provvede anche con una cura a base di miorilassanti da assumere con costanza per un breve lasso di tempo per ridurre la fisiologica tensione muscolare che si crea.

Spesso, però, un approccio medicinale potrebbe non essere sufficiente e in quel caso si deve ricorrere all’applicazione del bite, ossia di un supporto su misura da applicare a una delle due arcate e che viene consigliato a chi, specialmente la notte, usa digrignare i denti. Se il problema, invece, riguarda il cattivo allineamento dentale, il bite non può nulla ed è necessario chiedere l’intervento di un odontoiatra che studi un supporto più complesso che, con un sistema di leve, riesca a portare nuovamente in asse l’articolazione.

Se, invece, si è davanti a una deformazione anatomica vera e propria dell’articolazione, bisogna prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di ricorrere a un intervento di chirurgia. E’, comunque, sempre importante rivolgersi a un medico ai primi sintomi in modo tale da risolvere senza traumi una condizione che, a lungo andare, potrebbe degenerare.