La crisi economica e i tagli alla sanità

Da qualche tempo ormai lo stato socioeconomico della penisola italiana, si identifica con la parola crisi.

Il fattore primario che ha portato l’Italia a versare in questo stato, è a detta di tutti il debito pubblico che negli ultimi 40 anni è cresciuto fino ad arrivare alla soglia attuale del 120%.

A ciò vanno aggiunti almeno altri due fattori, l’economia il cui processo di avanzamento sembra essersi congelato, e la mancata capacità da parte delle istituzioni di realizzare tagli sostanziali alla spesa pubblica.

Per debito pubblico si intende l’emissione di Titoli di Stato per garantire i prestiti ricevuti da istituti bancari, cittadini o altri paesi europei.
Ultimamente il numero di prestiti che l’Italia ha richiesto è cresciuto notevolmente e ciò ha portato il nostro Stato ad assumere nel contesto europeo un ruolo di debitore poco credibile. La conseguenza è quella di dover offrire un tasso di interesse maggiore per vedersi riconoscere ulteriori prestiti e da ciò scaturisce l’incremento del debito che ad oggi è destinato a diventare incolmabile.

Le ultime manovre di governo attuate tra l’inizio e la fine dell’estate 2013, hanno riscosso non poche critiche da parte di esponenti del mondo economico, infatti secondo il parere di diversi economisti l’incremento dei tributi a spese dei contribuenti, in un periodo storico in cui l’economia decresce a pari passo con il lavoro, ha evidenziato una consistente flessione economica nelle tasche dei cittadini.

La soluzione a vista di molti, sarebbe quella di attuare un programma che riduca la spesa pubblica nella sostanza, infatti le ultime manovre sono state evidentemente inefficienti raccogliendo pertanto anche il dissenso da parte delle autorità europee.

Tra i primi temi che riguardano la cosiddetta “Spending Review”, viene sovente esposto il tema dei controlli e tagli della spesa sanitaria.

Svariate sono le opinioni e le idee che vengono esplicate dai rappresentati politici riguardo la sanità. L’ultimo intervento in materia di tagli prevede il ridimensionamento dei fondi destinati al sistema sanitario per un ammontare di 1,150 miliardi, che saranno spalmati nel biennio 2015-2016.

Il programma prevede significativi cambi alle condizioni dei dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale, ai quali non verranno riconosciuti gli indennizzi per le vacanze fino al 2017, a ciò si aggiunge la normativa che mira a bloccare il rinnovo economico dei contratti che potranno essere modificati o rinnovati solo nell’aspetto normativo.

Verrà pure applicato un decurto in termini percentuali, delle indennità riguardanti gli straordinari, che non vedranno un aumento ma resteranno bloccati su i livelli economici del 2010.

Il decreto, inoltre, per attuare un ulteriore risparmio, ha fissato a 4 anni e non più a 5 la durata dei corsi di specializzazione in campo medico, oltre all’abbassamento dal 10% al 4% dei fondi erogati per le prestazioni sanitarie eseguite da parte delle cooperative sociali. In questo scenario ben vengano associazioni o fondazioni onlus come la Fondazione Ettore Sansavini e tante altre sparse in tutto il territorio italiano grazie alle quali, attraverso il sostegno dei cittadini e le campagne di raccolta fondi, si cerca di preservare il patrimonio fondamentale per l’intera società quale la ricerca scientifica in campo medico. Difficilmente, con questa situazione di crisi, possiamo aspettarci aiuti “esterni” per questo importante settore della sanità.

Verranno anche riviste le spese che riguardano il settore farmaceutico prevedendo un taglio dello 0,5%, mentre i tagli del sistema ospedaliero saranno dello 0,3%, all’interno del decreto è stata anche inserita la norma che abbassa i tetti delle prestazioni che vengono erogate dai privati, in modo da raggiungere un risparmio di circa 280 milioni per ogni anno fino al 2017.

Il governo ha proposto un accordo con le regioni proponendo il cosiddetto patto per la salute che seguirà i modelli delle regioni dalla gestione virtuosa.