La crisi e la necessità di salvaguardare il settore agrario

Quello che emerge dal “Rapporto sullo stato dell’agricoltura 2013” dell’Istituto nazionale di Economia agraria (INEA) richiama l’attenzione su alcuni dati molto interessanti. Da un lato emerge, come evidenziato anche dal Vicepresidente del Consorzio Agrario di Ferrara, Giampiero Martini, un settore in recessione con un calo della produzione globale del 3,3% ma dall’altro l’agricoltura ha incrementato le esportazioni ed è tornata ad investire proprio sulla promozione all’estero e l’innovazione, la creazione di reti e filiere produttive che possano aiutare a gestire il rischio di mercato e consentano di essere competitivi, di ammodernarsi, di facilitare il coinvolgimento dei giovani e il ricambio generazionale.

In questo senso, l’aggiornamento e la condivisione di obiettivi possono essere le ricette efficaci contro la crisi senza dimenticare che tutti sono consumatori, indistintamente, e dunque direttamente coinvolti nella filiera agro-alimentare. Molte sono le iniziative di approfondimento e di aggiornamento e tanti i dibattiti ed i confronti sui temi caldi di un settore la cui rivalutazione è ormai urgente e indispensabile, come ribadito dallo stesso Giampiero Martini. La “Confederazione Italiana Agricoltori” denuncia che un’impresa su 3 è a rischio, mentre i costi di produzione crescono, così come gli oneri contributivi e la burocrazia.

I problemi sono rappresentati da:

  • costi di produzione sempre più alti;
  • oneri contributivi e burocratici troppo elevati;
  • scarsa redditività;
  • insufficiente attenzione da parte del governo;
  • assenza di finanziamenti e di agevolazioni;
  • elevata competitività internazionale e falsificazione dei prodotti “made in Italy”.

“Dobbiamo capire – sottolinea il Presidente della Confederazione – che un Paese senza una valida agricoltura non ha futuro.(…) Ci battiamo con energia affinché un grande patrimonio, quale è quello agricolo e rurale dell’Italia, non vada disperso e si frammenti ulteriormente. Le conseguenze sarebbero devastanti non solo per il settore, ma anche per l’intera economia”. Quello che si chiede a gran voce è un “nuovo progetto di politica agraria”. Una inchiesta condotta dalla Confederazione Italiana Agricoltori su tutto il territorio nazionale rivela che per l’80% dei giovani agricoltori l’attuale crisi del settore primario è destinata a protrarsi ed il 96% di loro considera del tutto insufficienti le misure adottate.

Tuttavia, non manca un nutrito numero di coraggiosi imprenditori che è riuscito a fronteggiare e a superare la crisi grazie alla propria intraprendenza ed originalità: il 18% è rappresentato da giovani che riescono a vedere un futuro di successo: c’è chi produce miele con aggiunta di fiori o noci e chi invece si è specializzato in una linea cosmetica che vede l’aloe come ingrediente di base; chi ha avviato agriturismi, chi coltiva seguendo metodi naturali, biologici o biodinamici, e chi addirittura si è lanciato in progetti di sensibilizzazione anche presso le scuole per far conoscere l’agricoltura sostenibile. Sono numerose le storie di successo. Nel vino, per esempio, ci sono molti giovani che ricavano una elevata redditività dalle loro imprese agricole, o chi ha investito su prodotti ricchi come il tartufo o le produzioni antiche e rare.

Un’indagine commissionata dalla Coldiretti mostra che i giovani in questo settore sono in deciso aumento, con un 36,5% di laureati che tornano ai campi e alla zappa. Le imprese capitanate da giovani imprenditori con meno di 30 anni sono 62.000, e sono aumentate del 4,2% nel 2012, segno che un cambiamento importante è in corso. Questa “rivoluzione” è dovuta anche alla crisi che sta facendo chiudere le imprese. La terra aiuta a combattere la disoccupazione e il secondo trimestre del 2012 ha visto un incremento del 10,1% dei dipendenti nelle aziende agricole. Questo settore può assicurare valore economico e salvaguardia ambientale, sostegno alimentare e sicurezza a tutta la società. E le possibilità potrebbero essere ancora maggiori: la Coldiretti calcola che si potrebbero avere 300.000 posti di lavoro e oltre 60 miliardi l’anno in più, se si riuscisse a combattere efficacemente la falsificazione dei prodotti italiani. La vecchia immagine della fuga dai campi è decisamente superata ed oggi prevale la tendenza ad un ritorno alla terra e ai cicli naturali, più consoni al benessere globale con una grande attenzione ai metodi naturali e ai processi sostenibili.