Tradizione delle ricette per aperitivi

Gli italiani sono famosi in tutto il mondo per la loro elevata ed eccezionale cultura e tradizione culinaria, che si estende in tutti campi: dalla preparazione degli antipasti ai dolci, fino ad arrivare anche all’elaborazione e alla degustazione degli aperitivi.

Dal punto di vista etimologico, la parola aperitivo deriva dal latino aperire, che significa iniziare, aprire, dunque lo scopo dell’aperitivo sarebbe quello di stuzzicare le papille gustative e preparare tutto l’organismo alla cena.
Già nell’Antica Roma, vi sono tracce dell’uso di un particolare vino speziato col miele, il mulsum, adoperato proprio come propedeutico per la successiva cena. Ma bere questa bevanda alcolica rappresentava anche un modo per socializzare e riunirsi, sorseggiando qualcosa di gustoso e piacevole.

Secondo la tradizione, comunque, il pre-dinner, così come lo conosciamo oggi, nacque a Torino nel diciottesimo secolo (più precisamente nel 1786), grazie all’ingegno e al lavoro di Antonio Benedetto Carpano. Infatti, egli iniziò a produrre, in una bottega situata sotto i portici di Piazza Castello, una bevanda alcolica, costituita da vino bianco e aromatizzata con trenta tipologie tra erbe e spezie. La sua gradazione era di sedici per cento, in volume e venne denominata Vermuth.

Da allora, questa bevanda divenne il simbolo di Torino e il rito dell’aperitivo iniziò a diffondersi man mano anche nelle altre grandi città, come Milano, Genova, Roma e Firenze.
Con il passare del tempo, al consumo di questa bevanda si sono aggiunti altri stuzzichini, come le olive, in primis, seguite da patatine, pizzette, verdure sott’aceto, salatini o tartine più o meno elaborate.
Il Vermuth è poi divenuto la bevanda di consumo principale di tutte le ricette per aperitivi, dal quale poi sono nate sia le ricette dei cocktail più semplici (quali ad esempio birra, vino e spumante, Campari, Martini) sia quelle dei cocktail più fantasiosi, come Spritz, Fragolino e Negroni.

Negli ultimi anni, il rito dell’aperitivo ha preso una piega inaspettata, trasformandosi in Happy Hour, leggermente differente dal primo. Entrambi si svolgono nei bar verso le diciotto o diciannove, ma le differenze sostanziali sono le seguenti: mentre l’aperitivo vero e proprio prevede solo degli stuzzichini da abbinare al cocktail ed è esclusivamente propedeutico alla cena, l’happy hour nasce come iniziativa mondana che sostituisce appieno il pasto serale. Durante questo evento, dunque, oltre agli assaggini tipici dei pre-dinner, si possono trovare pietanze più corpose e ricchi buffet a base di pizze, pasta (calda o fredda), insalata di riso, verdure grigliate o fritte, ma anche dolci e cibi etnici. Altra differenze importante è data dalla durata: difatti, mentre l’aperitivo in genere dura un’oretta (il tempo necessario per rilassarsi con gli amici e fare due risate), l’happy hour ha una durata maggiore, proprio perché rappresenta una vera e propria cena.

Comunque, obiettivo dell’aperitivo, così come dell’happy hour è: conquistare e soddisfare tutti i palati, ma con un costo facilmente accessibile.
Se inviterete ad uno di questi due momenti mondani un vostro amico straniero, ricordatevi di spiegare il loro funzionamento, considerato il fatto che sono due eventi tipicamente italiani!