Rossella Bussetti e il mondo della moda

Quando mi chiedono che lavoro faccio e rispondo “lavoro nella moda” ciò che mi lascia sempre stupita sono le facce attonite e allo stesso tempo illuminate dei miei interlocutori. Tutti pensano che sia un mondo fatto di eventi e lustrini, il tuo unico problema è capire cosa indossare la mattina per essere sempre all’altezza della giornata che ti si presenta davanti. Ma non è così.

Per un motivo o per l’altro lavorare nella moda porta ad una vita frenetica, in cui in occasione delle fashion week si perde anche la cognizione del tempo dei giorni e delle settimane che passano inesorabilmente molto veloci. Incontri centinaia di persone, alcune diventano realmente persone di riferimento per la tua vita e la tua salute mentale, di altre sai che quel sorriso nasconde davvero più di mille parole.. malefiche! Mi rendo conto a differenza di molti miei amici o di persone con cui mi è capitato di intavolare certi tipi di discorsi che chi lavora nella moda ha davvero quel quid in più, che tante volte preferiresti non avere. Preferiresti non avere sempre uno specchio in mano non tanto per vedere se il rossetto è sbavato ma quanto per guardarti alle spalle 24 ore su 24 perché il pericolo è sempre in agguato.

Perché dopo anni di lavoro di facce ne hai incontrate tante e raggiungi una consapevolezza quasi triste di tutte quelle che hai perso durante il tuo cammino. Ma quelli che sono rimasti, quelli sì che contano davvero. Un po’ come una selezione naturale con la regola del “vince il più forte”. Lavorare nella moda ti fa rendere conto di che incredibile catena di montaggio esista in questo mondo in cui tutto è strettamente collegato: dalle vendite, alle PR alle campagne pubblicitarie, perché ciò che uscirà sui giornali sarà oggetto del desiderio di chi i giornali li compra e li sfoglia per essere sempre al corrente delle ultime tendenze. Ma non tutti forse sanno che anche ciò che vedranno pubblicato dipende da un “algoritmo precisissimo” legato alle vendite per cui ciò che è stato più venduto ai negozianti dovrà diventare anche ciò che vorrà essere più desiderato dai consumatori finali.

Perché ciò che fa girare tutto è la vendita e allora si, il bene è un qualcosa di futile, di un vestito o una borsa in più se ci pensiamo possiamo farne sempre a meno, ma se pensiamo ancora più profondamente ci rendiamo conto che il sistema moda è un sistema che dà lavoro a milioni di persone in Italia e nel mondo e senza il quale probabilmente molti – tra cui io – sarebbero sicuramente meno stressati ma allo stesso tempo si chiederebbero:

E ora? Cosa voglio fare da grande? curare il mio blog http://www.rossellabussetti.eu/